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La verità sul Busto Contenitivo per il tuo mal di schiena

Sicuramente anche te soffri di mal di schiena, se stai leggendo questo articolo !

Quel brutto dolore che ti rompe le scatole appena apri gli occhi appena ti svegli, e pensando che “oggi non avrò mal di schiena” e invece…

muovi la prima gamba e senti quel FASTIDIO cronico che ormai non se ne va…

oppure, arriva sera e dopo una giornata intensa di lavoro, ti sdrai sul divano e senti “tirare la gamba”, con un dolore pazzesco fino al piede.

A questo punto pensi : COSA DEVO FARE PER FARE SMETTERE QUESTA INCESSANTE AGONIA?

Per la testa ti frullano delle soluzioni perché hai sentito l’amico o la mamma, sul fatto che il vicino è andato dal dottore che gli ha prescritto la TECAR o IL BUSTO CONTENITIVO.

Per questo dobbiamo dispensare alcune nozioni veritiere su quest’ultimo oggetto, oggi ti voglio parlare del busto contenitivo.

Questo viene preso in considerazione come la panacea di tutti i mali, in realtà non è così perché da un un lato fa bene, soprattutto a quelle persone che fanno un lavoro di spostamento di oggetti, di pesi continui, di spostamenti del loro baricentro (come magazzinieri, muratori, cuochi, ecc.), ma anche a quelle persone che stanno molte ore sedute in macchina o alla scrivania.

Il Busto Contenitivo mantiene la pelvi in retroversione, riducendo la lordosi lombare e limitando i movimenti di flessoestensione e di lateralità del segmento.

Quindi ottimo se hai mal di schiena, ma naturalmente non deve essere considerato come LA CURA definitiva.

Perché non usare il busto contenitivo sempre?

Il busto contenitivo col passare degli anni, porta a debolezza muscolare e in molti soggetti si manifesta chiaramente una condizione che vede la muscolatura paravertebrale, accorciata e contratta, abbinata ad un ipotono dei muscoli addominali.

Tale mutamento causa un alterata distribuzione dei carichi agenti sulle vertebre lombari aumentando il rischio di patologie.

Tali squilibri avranno ripercussioni anche in altri distretti muscolari.

Alcuni tipi di pubalgia, strappi o stiramenti della parte posteriore della coscia scaturiscono proprio da una rotazione in avanti del bacino (anteroversione), dovuta dall’eccessivo accorciamento dei flessori della coscia (ileopsoas e quadricipite) e al contemporaneo ipotono dei muscoli addominali e ischiocrurali.

Allora oltre ad usare il busto contenevo, come ti ho detto, bisogna capire la reale causa del tuo fastidio.

CERCARE LA CAUSA DI UNA PATOLOGIA DOVE SI ESPRIME IL SINTOMO E’ COME CERCARE UNA MONETA SU UN PAVIMENTO DI 1000 COLORI AD OCCHIO NUDO… COME CERCARE QUALCOSA NELLA GLOBALITÀ’.

Il segreto, se hai mal di schiena, è di migliorare la Postura eliminando la causa scatenante che non è sicuramente SOLO nella SCHIENA.

Fino ad ora hai provato solo medicine, iniziazioni, fisioterapia; è il momento di provare l’Osteopatia per eliminare la causa della tuo mal di schiena e di sentirti così LIBERO E SCIOLTO!

Curare la colite con alimenti naturali

L‘intestino si muove? Avete mal di pancia, vi sentite gonfi?

Ecco come curare la colite con alimenti naturali:

Probabilmente soffrite di colite o sindrome del colon irritabileCostipazione cronica, fibre mal digerite (cereali e carboidrati), l’uso di purgantiantibiotici e stress sono tutte cause di colite!

Se poi siete studenti universitari, può succedere che prima di un esame vi venga un forte attacco di mal di pancia e soffriate di diarrea, la preoccupazione e l’ansia sono nemiche del benessere psicosomatico.

Ma come curare la colite con i rimedi naturali?

Con le banane:

Una o due banane mature consumante ogni giorno è uno dei rimedi naturali più efficaci per la colite ulcerosa. Sono facilmente digeribili e leggermente lassative, promuovendo così il processo di cura della colite.

Con il riso:

Il riso possiede un grande contenuto fibroso, pertanto agisce come tranquillante e quindi cura naturale per la colite. Mischiare un pugno di riso con un bicchiere di siero di latte e una banana matura e consumare la soluzione una volta al giorno.

I cibi da evitare

  • Latte
  • Dolcificanti (sorbitolo, fruttosio ecc.)
  • Marmellata
  • Frutta: pesche, pere, prugne
  • Verdura: cavoli, carciofi, spinaci, cipolla, rucola, cetrioli, sedano
  • Fibre e cibi integrali (in alcuni soggetti migliorano la situazione, in altri la peggiorano)
  • Spezie
  • Caffè, tè, Coca Cola e bevande contenenti caffeina
  • Bibite gassate

La prevenzione nello sportivo in osteopatia

Non c’è niente di peggio che le idee preconcette: il nuoto è ideale…correre è dannoso…
In realtà non è lo sport preferito a porre il problema, ma con quale conoscenza del proprio schema psico-motorio lo si pratica.

Ciascuno di noi funziona secondo un proprio schema, più o meno vicino a quello ideale, e con questo deve misurarsi nelle diverse gestualità proprie a ciascuno sport.

Dal rapporto tra lo schema personale, assolutamente individuale, ed il gesto sportivo, diverso e peculiare per ogni attività, scaturiscono delle tipologie a rischio.

Prendiamo ad esempio il golf. “No turn, no swing”, significa che un “fondamentale” di questo sport necessita di rotazioni. Il massimo di rotazione del tronco rispetto al bacino si effettua nella cerniera D11-D12.

Littlejhon, padre delle meccaniche vertebrali osteopatiche, considera questa rotazione possibile a condizione che la linea AP incroci i corpi di D11-D12.

I tipi che definiamo “anteriori” o “posteriori”, se escono troppo fuori da questo parametro ideale, hanno delle rotazioni limitate.

La finalità del gesto – nel caso la necessità di ruotare – imporrà allora dei compensi su dei segmenti anatomicamente meno adatti che, assumendosi un ruolo che non gli compete, diventano a rischio.

In particolare:
• Se D11-D12 è in avanti alla linea AP – tipo anteriore – saranno soprattutto la sacro-iliache ad essere sovraccaricate nelle rotazioni, con possibilità di lombalgie.
• Se D11-D12 è indietro alla linea AP – tipo posteriore – è la dorsale media ad essere ipersollecitata, con possibili dorsalgie.

Bisognerà quindi, tenendo conto della tipologia dell’atleta, analizzare il divario tra le sue possibilità e la sua necessità tecnica per aiutarlo, strutturalmente e propriocettivamente, a trovare i compensi i più economici possibili.

Continuando a prendere il golf per esempio, un tipo anteriore necessiterà di una maggiore flessione di anche durante lo stance (nel golf: gli appoggi, il modo di mettere i piedi), dove un tipo posteriore avrà bisogno di più lordosi lombare.

L’osteopata, dopo un’accurata analisi biomeccanica, cerca di “rimettere in moto” le zone ipomobili, ma soprattutto educa propriocettivamente lo sportivo evitandogli delle patologie ripetitive che a volte possono portare alla cessazione dell’attività sportiva.

Tecniche utilizzate dall’osteopata

Gli approcci manipolativi utilizzati dall’osteopata sono quattro e si suddividono nel seguente modo:

  1. Manipolazioni articolari: finalizzate a normalizzare l’informazione neurologica del segmento vertebrale e a riportare ad un range fisiologico la mobilità articolare. Spesso è percepibile uno schiocco durante l’esecuzione della manovra.
  2. Manipolazioni viscerali: specifiche nei casi di riflessi neurologici di tipo viscero-somatico. Gli organi possono influire attraverso il sistema nervoso autonomo sulla struttura muscolo-scheletrica, e in particolare sulla colonna vertebrale, o si possono instaurare alterazioni fisiologiche del loro funzionamento, dovute a molteplici cause.
  3. Tecniche connettivali/fasciali: utili per modificare il metabolismo cellulare. Queste tecniche manuali incrementano l’attività cellulare e micro circolatoria dei tessuti; determinano altresì un miglioramento della mobilità articolare perché risolvono tensioni anomale nel tessuto connettivo, che è poi quello che definisce la nostra forma del nostro corpo e quindi della postura.
  4. Tecniche cranio-sacrali: tecniche tanto dolci quanto potenti; consistono in mobilizzazioni molto fini delle ossa craniche con l’obiettivo di riequilibrare il movimento autonomo cranio-sacrale detto MRP (meccanismo respiratorio primario).

L’equilibrio perduto di questo “ritmo” e l’alterazione della cinetica delle ossa craniche è spesso responsabile di disfunzioni quali: cefalee, emicranie, disfunzioni cervicali, nausea, vertigini, disturbi transitori all’occhio e alla vista, problemi delle vie respiratorie superiori e disturbi posturali riflessi alla colonna vertebrale.

Conosci l’osteopatia?

Tu conosci l’osteopatia? Di seguito ecco un’indagine statistica.

Prima di spiegare agli utenti che cosa è l’osteopatia, abbiamo voluto capire, attraverso un questionario, cosa le persone sanno realmente di questa disciplina.

I risultati emersi possono servire a noi operatori per tracciare delle linee guida che ci permettano di divulgare in modo più specifico che cosa è e a che serve l’osteopatia.

Il campione da noi intervistato era formato da 220 soggetti compresi in una fascia di reddito medio, con una età che varia tra i 18 e gli 89 anni.

CONOSCI L’OSTEOPATIA?

Ai SI abbiamo chiesto “Che cosa è l’osteopatia?”

• Specializzazione ortopedia: 14,28%
• Disciplina che usa terapie manuali a scopo terapeutico: 69,84%
• Altro: 15,88%

Dai dati emersi si può notare come più della metà delle persone intervistate dicono di conoscere l’osteopatia.
Facendo un’analisi dettagliata circa 1/3 di essi, pur dichiarando di conoscerla non ha ben chiaro il significato e l’obiettivo dell’osteopatia.

TI SEI MAI RIVOLTO AD UN OSTEOPATA?

Ai SI abbiamo chiesto Per quali problemi?:

• Muscolo scheletrici: 100%
• Viscerali: 0%
• Neonatali o dell’infanzia: 0%

Con quali risultati?:
• Scarsi: 11,76%
• Mediocri: 11,76%
• Sufficienti: 23,53%
• Buoni: 52,95%
Tra gli intervistati, l’ 88,23% consiglierebbe ad altre persone di rivolgersi ad un osteopata.

Il suo osteopata è:
• Medico: 35,30%
• Fisioterapista: 64,70%
• Non so: 0%
• Altro: 0%

Come considera l’osteopatia?
• Disciplina alternativa alla medicina classica: 11,76%
• Disciplina complementare alla medicina classica: 70,59%
• Non so: 17,65%

Considerando che più della metà degli intervistati (57%) dice di conoscere l’osteopatia, di questi solo il 27% si è rivolto ad un osteopata.

I problemi che spingono le persone a consultare l’osteopata sono esclusivamente di origine muscolo-scheletrica (di questi quasi la totalità sono problemi alla colonna vertebrale).

Quest’ultimo dato ci deve far riflettere sul fatto che l’osteopatia viene considerata una disciplina che si occupa esclusivamente della colonna vertebrale e vengono totalmente ignorate le competenze osteopatiche in campo viscerale e cranio-sacrale.

La maggior parte delle persone si dichiara soddisfatta dei risultati ottenuti con il trattamento osteopatico. Questo dato ci conforta visto che la totalità degli osteopati a cui gli intervistati si sono rivolti, sono laureati in medicina o in fisioterapia.

E’ ben chiaro come l’osteopatia sia considerata come una disciplina complementare alla medicina classica e non appartenente alle cosiddette “medicine alternative”.

CHI LE HA CONSIGLIATO DI RIVOLGERSI AD UN OSTEOPATA?

Il paziente viene a conoscenza dell’osteopatia grazie soprattutto ai mezzi d’informazione (TV, giornali, internet) e sotto suggerimento del fisioterapista.

Solo l’ 11% circa delle persone che si sono sottoposte a trattamenti osteopatici sono stati indirizzati dai medici di base, che rappresentano il punto di riferimento primario per chi ha problemi di salute.

Questo dato, a nostro avviso molto rilevante, deve spingerci a divulgare l’osteopatia non solo tra gli utenti, ma soprattutto verso la classe medica.

Nella terza parte del questionario abbiamo analizzato i dati forniti dagli intervistati che non si sono mai rivolti all’osteopata e quelli che affermano di non conoscere l’osteopatia.

SI E’ MAI SOTTOPOSTO A TRATTAMENTI TERAPEUTICI?
Chi era il terapeuta?
• Fisioterapista: 44,30%
• Medico: 17,21%
• Altro: 38,49%

Di questo campione risulta che una parte considerevole si è sottoposta o si sottopone a trattamenti terapeutici di vario genere, non sempre effettuati da personale medico o paramedico.

La dietologia di un individuo ne determina le patologie

A meno che non esistano problematiche metaboliche dalla nascita, la dietologia di un individuo ne determina le patologie che incontrerà nel corso di tutta la sua esistenza.

Eccovi qui un’ovvietà spesso poco e mal tenuta in considerazione: noi dimagriamo quando introduciamo meno energie di quante se ne brucino.

Per ottenere questo risultato, si possono seguire due strade: ridurre la quantità di energie introdotte col cibo (è la dieta), oppure aumentare il dispendio calorico giornaliero (è l’attività sportiva).

Molti preferiscono aumentare il consumo di energie invece di eseguire una dieta vera è propria.

In parole povere, vorrebbero poter mangiare quello che si desidera facendo molto più sport, tipo correre, palestra, calcio o in piscina. 

L’aumento delle calorie da solo, non ha mai generato dei grandi risultati, perché aumentando le calorie si aumentano anche le richieste, ed in questo caso si arriva ad avere molta più fame.

Ma anche quando si esegue una dieta rigorosa può essere inutile se si riducono le le calorie , ma poi nel contesto svolgiamo una vita sedentaria.

Insomma, il messaggio  banale ma necessario è: “per dimagrire occorre sempre abbinare dieta e sport”.

Le patologie che più vengono legate alla richiesta  di un professionista specializzato in nutrizione e alimentazione, possono variare dal banale desiderio di riacquisire una linea, arrivando persino alla risoluzione di problemi molto seri ed anche invalidanti che possono essere collegati sia alle abitudini nutrizionali sbagliate, come l’obesità delle popolazioni occidentali che è purtroppo divenuta universalmente riconosciuta come il male che affligge il nostro secolo.

Da non sottovalutare ma non sottovalutiamo anche il diminuimento di peso patologico: che è anche una situazione e condizione nell’impossibilità ad acquisire del peso nonostante si ingeriscano grandi quantità di cibo, questa condizione psico-fisica (nonostante sia l’invidia di tutti gli oversize) può in realtà essere causa di patologie molto gravi.

In realtà questa è la criticità che la scienza medica si trova ad affrontare patologie come queste appena spiegate, forse molto più che in altre; infatti molte volte non si tratta di risoluzioni di calcoli matematici basati sul metabolismo dell’individuo, ma bensì di affrontare alcuni disagi che tendono a debordare in maniera pesante nel campo della psicologia e della psicoterapia.

Tutta l’alimentazione è in grado di apportare beneficio all’intera struttura organiche del nostro corpo, riuscendo ad esempio ad eliminare profondamente le infiammazioni che ci affliggono.

Quasi sempre le patologie nascono proprio da un clima di tipo infiammatorio, che altera la normale condizione fisiologica di una qualsiasi zona della struttura fisica di ogni essere umano.

Disturbi di ogni tipo possono perciò scaturirsi da un tipo di dieta scorretta, non solo l’obesità, ma tantissime altre patologie infiammatorie croniche come la Candida Albicans sia nell’uomo che nella donna, la quale deriva di base da un consumo troppo elevato di alcune sostanze: i cibi che contengono carboidrati e zuccheri raffinati sono eccellenti alimenti infiammatori della patologia.

La maggior parte dei casi di obesità, invece, trova la propria causa fondamentale in disturbi del comportamento che inducono l’individuo a mangiare ben oltre il limite della sazietà per un meccanismo di “compensazione” da altre carenze (come in molti casi succede: di affetto).

L’equivalente discorso si prospetta anche per tutte le serie patologie rimesse sotto la denominazione di disturbi alimentari, ovvero nella fattispecie di bulimia e anoressia.

In tutti questi casi, sicuramente l’individuo non potrà risolvere autonomamente il proprio disagio, ma necessiterà di instaurare un rapporto di fiducia con il proprio medico o professionista naturale cercando di arrivare ad un valido supporto, accompagnandosi ad una buona guida verso il cammino di una guarigione e verso l’omeostasi.

Altri campi di applicazione della dietologia sono quelli legati al supporto dell’individuo in alcune fasi specifiche della propria vita come la menopausa o la gravidanza, che necessitano di regimi alimentari specifici atti ad evitare l’insorgere o il peggiorare di patologie talora anche gravi.

Insieme all’alimentazione, si può essere coadiuvati da sempre con disintossicazione dell’apparato epatico che il professionista può consigliare oggi, come strumento validissimo per la pulizia dell’organismo dalle tossine, per prevenire allergie, ma soprattutto per il rimodellamento localizzato del corpo.

Infine per migliorare ulteriormente la nostra dieta, l’intervento di un esperto in nutrizione si rivela assolutamente decisivo ai fini di migliorare le proprie prestazioni qualora fossimo sportivi anche di tipo professionistico.

Iridologia ed agopuntura

Iridologia ed agopuntura sono discipline appartenenti alla medicina non tradizionale, comunemente note anche come metodi curativi olistici.

L’iridologia da molti è considerata un’arte: quella che studia il linguaggio degli occhi, in particolare dell’iride, ossia della parte colorata dell’occhio. 

Essa infatti si modifica nel colore e nelle caratteristiche, quando nell’organismo qualcosa non funziona a perfezione. L’iridologo si occupa proprio di studiare il linguaggio dell’iride per conoscere lo stato di salute della persona.

Utilizzando un particolare microscopio binoculare, chiamato endoscopio, con cui è possibile ingrandire e analizzare l’iride, l’iridologia ne studia colore e sopra pigmentazioni per ottenere un quadro completo delle predisposizioni dell’organismo umano.

Un metodo di diagnosi e di importantissima prevenzione dunque: attraverso l’osservazione dell’iride dell’occhio si possono scoprire quali organi presentano degli squilibri e possono generare malattie, intervenendo preventivamente per evitarle.

Come funziona in pratica? L’analisi dell’iride non evidenzia l’esistenza o meno di malattie specifiche, solo le eventuali difficoltà o disfunzioni che gli organi possono presentare.

Secondo la teoria iridologica, ciò avviene perché l’iride è collegato al sistema nervoso autonomo, che innerva la maggior parte degli organi interni: gli stimoli vanno sia dal sistema nervoso agli organi, che viceversa. 

Per questo, nel caso di malfunzionamento o disfunzioni di un organo, l’analisi dell’iride serve ad individuare i segnali di questi problemi.

Lo stesso discorso può essere fatto anche in rapporto alla buona salute del sangue: 

l’iride, infatti, è fortemente vascolarizzato, perciò, se il sangue si presenta sovraccarico di sostanze tossiche o di scarto, durante il suo passaggio nell’iride potrebbe determinare sfumature di colore particolari. 

Da questa analisi sarà possibile comprendere in maniera profonda l’origine dei problemi che verranno evidenziati.

I segnali inviati dal sistema psicosomatico di ciascuno sul proprio stato di salute hanno un riscontro particolarmente perfetto e complesso nell’iride dell’occhio, che rappresenta da questo punto di vista un terreno di analisi ineguagliabile e a più livelli sul buon funzionamento dell’organismo umano

Agopuntura

È una pratica di tipo terapeutico con un’origine molto antica, che era già usata nella medicina cinese nel 2700 a. C., l’agopuntura è una tecnica curativa che consiste nell’introduzione di aghi di lunghezza, diametro, forma della punta e materiali diversi, in punti specifici del corpo, chiamati punti di agopuntura o agopunti, da dove viene percepita una sensazione di calore, intorpidimento o formicolio.

Gli agopunti, molto utili nella stimolazione e nella riattivazione dell’energia che scorre in tutto il nostro corpo, sono ricercati lungo i meridiani, sono canali in cui scorre l’energia vitale (Ki) lungo due importanti flussi energetici (lo Yin e lo Yang), che sono in grande relazione con le principali funzioni del nostro corpo, essi sono circolazione sanguigna, respirazione, digestione ecc…

La forte stimolazione dei punti agopunturali consente il ripristino della condizione di equilibrio ma soprattutto di sbloccare i punti dove questa energia si è accumulata.

I vantaggi della innocuità (viene praticata con aghi monouso ed è praticamente indolore) e dell’assenza di effetti collaterali la pongono in primo piano nella cura di ogni tipo di patologia, non solamente quelle seguite dal dolore: essa viene infatti adoperata nelle sindromi ansiose, nel disturbo del sonno, nei disturbi del ciclo mestruale ed in molte altre manifestazioni di tipo patologico.

L’agopuntura è una terapia curativa alternativa adottata da milioni di pazienti in tutto il mondo. 

A partire dalla fine degli anni 90, pratica è stata riconosciuta anche in Italia, infatti è entrata facendone parte del Servizio Sanitario Nazionale.

Questa tecnica si basa sull’azione azione della stimolazione, con l’uso degli appositi aghi, percorrendo le energie che scorrono nei meridiani, dodici meridiani principali, a seguire quelli secondari ed infine quelli straordinari per ottenerne l’equilibrio.

Tutto questo è una rappresentazione tradizionale nell’interpretare l’agopuntura nella medicina cinese, secondo il pensiero della scienza moderna l’azione curativa di questa arte curativa agisce su tutto il sistema nervoso consentendo all’organismo la potenzialità di liberare sostanze di tipo chimico nei muscoli.

Da qui molte altre discipline olistiche hanno seguito questa strada come la Kinesiologia, l’Osteopatia e lo Shiatsu percorrono lo stesso percorso dell’agopuntura lavorando sui meridiani senza l’uso di aghi ma lavorando in digitopressione.

Dolore ad Anca che porta dolore alla sciatica

Parlare di DOLORE all’ANCA, anca immobilizzata, anca infiammata o peggio ancora calcificata, è una cosa abbastanza comune tra persone di una certa età.

Sicuramente qualcuno che ne soffre o ne ha sofferto lo abbiamo conosciuto tutti e nella maggior parte delle volte, il dolore ad un’Anca porta spesso di conseguenza un dolore alla sciatica.

Purtroppo questa patologia, se non curata, potrebbe negli anni portarci ad un livello di degradazione tale da dover infine ricorrere alla protesi all’anca (situazione più grave).

La protesi è l’ultima spiaggia, perché ormai l’articolazione è andata come si suol dire: “in Rottamazione” purtroppo.

Arriviamo al dunque: Cos’è il dolore (ALGIA) all’anca?

Voglio spiegartelo il termine comune che anche te che non sei esperto capisci quali sono le cause che portano a questa problematica e soprattutto se trascurata, porta a formicolio fino al piede; ciò che è avvenuto a molti pazienti, oppure è possibile arrivare a non camminare più dovendo quindi ricorrere alla protesi all’anca.

Il tutto inizia con un dolore tra la testa del femore (sopra la coscia) e il bacino e nella maggior parte dei casi senti un dolore tra l’inguine e la parte glutea. Questo dolore è assente a riposo o è quasi nullo!

La cosa che è importante sottolineare, è che questo dolore è un EFFETTO, NON una CAUSA diretta.

Ciò significa che alla base deve esserci per forza uno o più elementi scatenanti che la determinano.

Non è come un raffreddore, o la febbre!

Per svilupparsi ha bisogno di un bel po’ di tempo, e poi se la trascuriamo può diventare Artrosi all’anca oppure come in alcuni pazienti, va ad intaccare anche il nervo sciatico portando al continuo formicolio alla gamba destra fino al piede.

Il corpo ci manda dei segnali più o meno chiari, che però solitamente (come sempre) noi non ascoltiamo!

Ma allora entriamo un po’ di più nel dettaglio: cosa succede esattamente al corpo che manda questo dolore?

La causa primaria è lo schiacciamento a livello articolare perché c’è troppa tensione della muscolatura attorno all’articolazione.

Quindi l’anca la sentiamo immobilizzata “come in una gabbia”, da una tensione muscolare troppo forte (l’accorciamento muscolare è un comune tassello in ambito di problemi muscolo-scheletrici), la quale porta la zona interessata mano a mano ad imprigionarsi sempre di più.

Tutta questa tensione può usurare l’articolazione consumando la cartilagine, comprimere il nervo sciatico, ecc.

Ma Perché allora esce questo fastidio che non ti permette di camminare bene e continui a prendere antinfiammatori pensando che avrai fatto sforzi a lavoro, ma in realtà non è così… ?

Le CAUSE possono essere davvero molte, ed è importante capire la VERA CAUSA affidandoti ad un professionista delle patologie muscolo-scheletriche (ad esempio un osteopata).

Ti elenco qui alcune delle cause più comuni riscontrate:

  • trauma diretto: una caduta sul fianco, un colpo, una botta.
  • tipo di lavoro: il lavoro che fai è importante infatti le persone che sollecitano molto questa articolazione come la sarta che deve pigiare il piede sul pedale della macchina da cucire, o l’agente di commercio, che deve rimanere ore e ore in macchina a guidare o il magazziniere che sposta la merce.
  • tipo di sport: anche in questo caso alcuni sport sono più propensi a portare problematiche all’anca, come atletica, arti marziali, calcio ecc.
  • cicatrici: con le aderenze che ne derivano portano i tessuti a tendersi e accorciarsi, creando accorciamenti muscolari che vanno a comprimere sull’articolazione.
  • sovrappeso: l’aumento di peso eccessivo porta un carico sul bacino che deve essere sostenuto e nel tempo provoca schiacciamento e affaticamento anche a livello dell’anca.
  • alterazioni posturali: se abbiamo un carico mal distribuito a carico della colonna vertebrale, questo molte volte si ripercuote sulle anche e sul bacino.
  • disturbi ai visceri: una parte di esso è a strettissimo contatto con il muscolo Psoas (che fa parte della muscolatura dell’anca).

Se i visceri del digerente risulta infiammato, teso, mal lavorante, questo provocherà a sua volta infiammazione e quindi tensione del muscolo Psoas (che vi passa proprio attaccato), portando poi rigidità e compressione all’articolazione.

Come avete capito le cause sono davvero molte, ed è a questo punto fondamentale affidarvi a chi ragiona in quest’ottica, cioè andando a lavorare sia sul fastidio, dolore dell’anca e sia sulla causa che lo ha determinato.

In cosa consiste il compito del bravo Terapista del dolore all’anca?

Come primo punto occorre naturalmente capire la CAUSA del problema e correggerlo, è come correre con il freno a mano della macchina tirato, accelerando sempre di più.


Dare libertà all’articolazione e alla muscolatura, togliendo tensione alla zona, quindi levando tensione, e permettendo all’articolazione di muoversi nuovamente più liberamente.

Lavorare sulle altre parti del corpo in tensione come i visceri o il movimento tra cranio e sacro.

Infatti dopo averti spiegato le CAUSE MAGGIORI, il compito del bravo terapista sta proprio nel cercare di combattere con ogni mezzo a sua disposizione, la regressione sia del dolore che dei sintomi.

Voglio raccontarti la Storia di un mio particolare paziente, un signore in Pensione di 60 anni che abita in piccolo paesino di campagna, un gran ex lavoratore.

Analizziamo assieme cosa è successo al. sig. Marco:

Il sig. Marco durante la sua vita ha fatto un lavoro pesante tanto che la sua anca sinistra è molto limitata, infatti il movimento è molto limitato tanto che è arrivato da me zoppicando: la sua fortuna è che già dall’età di 35 anni ha cominciato a fare della ginnastica tanto che l’articolazione non si è usurata così tanto da impedirne il completo movimento.

Lui arrivò da me per una Sciatica forte e per un leggero dolore inguinale, tanto che i terapisti che lo avevano visitato precedentemente, trattarono solo la Schiena: COSA SBAGLIATISSIMA.

Dopo una valutazione Posturale cosa avevo capito?

La sua sciatica era collegata anche per un blocco all’articolazione del bacino (coxo-femorale).

Dal blocco al bacino aveva portato in tensione i muscoli profondi, infiammando così anche il nervo sciatico fino al polpaccio.

La gamba sinistra appoggiava di più, infatti il gluteo sinistro era più basso.

Grazie alla Terapia Osteopatica Posturale ora è notevolmente MIGLIORATO: il movimento del bacino, sparito il formicolio fino al piede sinistro e zoppica molto meno.

Il nostro compito è proprio questo, capire il collegamento tra i fattori che generano un problema, dalla sua radice.

Vitamina D come base per la sana crescita dei nostri bambini

vitamina D indispensabile per la sana crescita dei bambini

Sentiamo spesso parlare di Vitamina D, ai neonati viene somministrata dai primi giorni di vita per prevenire il rachitismo ed eventuali carenze.

La carenza di vitamina D nel bambino e nel lattante si sviluppa per la scarsa esposizione solare o per l’esigua quantità di vitamina D contenuta nel latte materno durante la fase dell’allattamento, quindi osservando tutte le precauzioni per l’esposizione ai raggi solari, soprattutto in questa stagione è veramente un toccasana trascorrere più tempo possibile all’aria aperta.

Il rachitismo è una malattia, ormai di rarissima osservazione, caratterizzata da un difetto di calcificazione delle ossa, causata principalmente da una mancanza di Vitamina D.

La malattia si manifesta soprattutto durante il periodo di maggiore accrescimento osseo, in particolare nei primi due anni di vita.

Al giorno d’oggi sono molto cambiate le abitudini alimentari, di comportamento e soprattutto le condizioni socio-economiche, pertanto è molto difficile avere una carenza importante di vitamina D e di conseguenza sono raramente riscontrabili le classiche manifestazioni cliniche del grave rachitismo del passato (deformità alle ossa, soprattutto del torace e degli arti).

Tuttavia i rari casi ancora riscontrabili, anche se di lieve entità, stanno a testimoniare una condizione di potenziale sviluppo della malattia, riscontrabile spesso solo con analisi del sangue (dosaggio di calcio, fosforo e soprattutto fosfatasi alcalina) o radiografie delle ossa.

L’interesse attuale è pertanto spostato maggiormente sulla prevenzione. Il fabbisogno giornaliero di Vitamina D nel bambino è di 400 U.I. (10 microgrammi) al giorno, nei prematuri è invece di 1.000 U.I. al giorno, per i primi mesi di vita.

La Vitamina D in parte si forma nell’organismo e in parte viene assunta con gli alimenti.

La parte sintetizzata direttamente dall’organismo per potersi formare ha però bisogno dei raggi ultravioletti del sole che irradiando la cute trasformano la provitamina in essa contenuta in vitamina attiva.

La quantità che si forma è in genere sufficiente per l’adulto, comunque é sempre condizionata dal clima, dal periodo di esposizione al sole e anche dal tipo di pigmentazione cutanea (più la pelle è scura meno vitamina D si forma).

Tra gli alimenti che contengono Vitamina D sono da ricordare:

  • il latte materno: 20 -100 U.I. al litro
  • il latte vaccino: 20 U.I. al litro
  • latti artificiali: il contenuto varia da 300 a 500 U.I. al litro
  • 1 tuorlo d’uovo: 150-200 U.I
  • carne: 100 U.I. ogni 100 gr.
  • fegato: 200 U.I. ogni 100 gr.
  • burro: 60 U.I. ogni 100 gr.
  • olio di fegato di merluzzo: 10.000-20.000 U.I. ogni 100 gr.
  • aringhe – tonno: 300 – 1.000 U.I. ogni 100 gr.

Come si può vedere l’alimentazione da sola non può essere sufficiente alle necessità del bambino (a meno che non venga alimentato con aringhe, tonno e olio di fegato di merluzzo!)

Solo con i latti artificiali qualche volta si può arrivare a ricoprire il fabbisogno minimo giornaliero), così come da sola non è sufficiente l’irradiazione solare (eccetto il periodo estivo, in particolare d’inverno, l’unica parte scoperta dei bambini è il naso!).

Alla luce di quanto detto è comprensibile perché è indicata la profilassi con Vitamina D fin dai primi giorni di vita e per almeno un anno – un anno e mezzo circa…

e poi non ci resta che portare i bambini “fuori” all’aria aperta appena possibile (compatibilmente con le condizioni climatiche) tutto l’anno…